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lunedì 28 maggio 2012

I soliti buoni propositi...

28.5.12
Dopo più di un mese di latitanza (ma d'altronde la mia passione per il blogging è sempre stata altalenante: passo dal pubblicare 5 post al giorno al non scrivere niente per mesi) rieccomi alla carica.
Pochi giorni fa ho terminato la stesura de "Il Decalogo", il mio ultimo racconto, che parteciperà al concorso CreativArt3 promosso dall'organizzazione giovanile pistoiese "I Piloti del Caos" (per maggiori info sui Piloti e le loro attività vi consiglio di visitare il sito www.ipilotidelcaos.comune.pistoia.it).
Incrociando le dita per l'esito della competizione, ho comunque deciso, almeno per il momento, di non partecipare ad ulteriori gare letterarie e di concentrarmi sulla creazione di una vera e propria raccolta di racconti da poter proporre a qualche editore.
Cercherò inoltre di prestare maggiore attenzione al blog: pensavo che, oltre ad ospitare i miei soliti flussi di coscienza, le pseudo poesie e qualche sparuta recensione cinematografica, potrebbe essere un ottimo contenitore per la pubblicazione di racconti a puntate sviluppati ad hoc per il sito.
Se l'idea vi piace vi prego di farmelo sapere commentando l'articolo o contattandomi su twitter (aliasmike_87) e vedrò di dare un seguito a questo proposito.
Fino ad allora namasté!

venerdì 16 marzo 2012

Nuovi organi meccanici

16.3.12
quella qua sopra è un'opera dell'artista Omero Crivello. Se volete vedere altri lavori dell'autore del quadro, cliccate QUI.

E fa male
oh, quanto fa male
saperti stretta tra le braccia sue.

E mi uccide
(lo specchio sorride)
vedere la distanza crescer tra noi due.

E mi manchi,
i miei occhi son stanchi,
stanchi di cercare senza mai trovare.

E la sento
l'apatia da dentro
si ciba del mio cuore senza ringraziare.

Nuovi organi meccanici
sostituiranno i vecchi,
sarò una macchina efficientissima.
Vasi linfatici
e carne putrescente
evacuerò con gioia massima.

E sarò sangue sulle tue mani,
Incubi tra le lenzuola.
Sarò la soglia tra i tuoi pensieri
e la follia che avanza ancora.

Sarò il ricordo che ti ossessiona,
corpo che danza per il collo appeso,
il riflesso della tua miseria,
la mia vendetta dietro ad un sorriso.

giovedì 15 marzo 2012

Di allegria e di forma, di nostagia e di sostanza - la mia recensione di "The Artist"

15.3.12
ATTENZIONE: contiene spoiler sulla trama del film

In un mondo votato all'innovazione tecnologica, alle emozioni urlate e ad effetti speciali sempre più costosi e spettacolari, usati il più delle volte per coprire le lacune di storie sempre meno originali e sempre più simili tra loro, c'è ancora spazio per un film muto?
La risposta ce la da un regista francese fino a pochi mesi fa sconosciuto al grande pubblico, Michel Hazanavicius, che con "The Artist" è riuscito nell'impresa di conciliare i gusti del pubblico moderno con scelte stilistiche e recitative appartenenti ad un tempo ormai quasi dimenticato.
Ma al di là del "sense of wonder" iniziale, cosa si nasconde dietro al fenomeno "The Artist"?
Il lavoro di Hazanavicius si inserisce in un contesto nostalgico più ampio, che vede altri grandi esempi solo quest'anno in pellicole come "Hugo" di Martin Scorsese e "Midnight In Paris" di Woody Allen: se dal primo "The Artist" eredita l'ambientazione anni trenta ed i rimandi alla storia della cinematografia, è forse col secondo che ha più affinità di temi, proponendo un modo completamente diverso di affrontare un argomento similare.
Il film, nella sua imitazione spensierata ed umoristica di un tempo ormai perduto, non vuole infatti offrire solo uno sguardo malinconico dell'epoca nella quale la pellicola è ambientata, ma più in generale affrontare il tema della glorificazione del passato, nel quale tutto sembrava più bello e meritevole di una risata, rispetto ad un presente a tinte fosche ed incerte.

Non è un caso che, più avanti nella storia, il protagonista si ritrovi ad affrontare una grande crisi economica, quella del 1929, in seguito alla quale si ritrova solo e senza averi a rimpiangere i fasti che furono.

Non è però tutto oro quello che luccica: se il film è assurto agli onori della cronaca, monopolizzando l'attenzione di critica e pubblico, oltre che i palmaires di quasi tutti i premi cinematografici, lo deve infatti più alla forma che alla sostanza. Al di là di qualche scena visivamente efficace e di un sapiente sfruttamento di quella che per definizione era la sua più evidente mancanza, ovvero l'assenza del sonoro, l'impressione dopo i titoli di coda è quella di aver sicuramente assistito ad un buon film, segnato però da una parte centrale inconcludente e ben lungi dal poter essere considerato un capolavoro.

VOTO: 7+

sabato 25 febbraio 2012

Silenzi assordanti ed urla soffocate - la mia recensione di "The Descendants - Paradiso Amaro"

25.2.12

ATTENZIONE: contiene spoiler sulla trama del film

Non c'è niente che ci devasti più del pensiero della morte, della perdita: quando una vita si spegne cerchiamo rifugio nei ricordi, sentendoci in dovere di esaltare le qualità del caro estinto, ricordandoci tutto il bene e dimenticandoci del resto.
Come comportarsi però, quando al capezzale del proprio coniuge si scopre che questi aveva un amante e progettava il divorzio?
E' quello che accade a Matt King, avvocato hawaiano da troppi anni più dedito al lavoro che alla famiglia e che d'improvviso si ritrova da solo a crescere due figlie che quasi non conosce.
Come se non bastasse i parenti, eredi da secoli di una vasta e potenzialmente lucrosa proprietà (da qui il titolo originale del film "The Descendants"), gli alitano sul collo affinché lui, fiduciario della dote, prenda la loro parte in vista della riunione familiare, nella quale si deciderà se e a chi vendere il terreno.
Oppresso da questa insostenibile situazione, decide di andare in cerca del misterioso amante della moglie, desideroso di risposte che la donna non può più dargli: il viaggio sarà un'occasione per legare con le figlie e per prendere la decisione definitiva sul destino della proprietà familiare.

La nuova pellicola di Alexander Payne è un film complesso nella sua semplicità, dove le emozioni, soffocate dietro a una maschera di tranquillità, colpiscono più  forte che mai.
Il personaggio di Clooney, fedele ai toni della pellicola, è intrappolato in una situazione che non crede di poter gestire e che lo soffoca: deve far buon viso a cattivo gioco, incassando le accuse del suocero che lo incolpa della morte della figlia, gestendo l'impazienza dei parenti e l'elaborazione del lutto delle figlie.

C'è un parallelismo tra il destino della proprietà familiare e il rapporto tra Max e le figlie: all'inizio del film Matt concorda coi familiari nel vendere il terreno, preferendo i soldi (come aveva sempre fatto) ai ricordi dell'infanzia, quando era solito andare a campeggiare nella proprietà. Sarebbero nati hotel, spiagge e luoghi da sogno la dove un tempo c'erano alberi e sterpaglie e Matt avrebbe contribuito alla visione da paradiso terreno delle Hawaii che ci viene offerta nelle immagini da cartolina. Ma come lo stesso protagonista dice nel monologo iniziale del film, quella è solo una facciata: le persone soffrono, tradiscono e muoiono lì come in ogni altro angolo del pianeta.
L'immagine che torna alla mente è quella della figlia maggiore Alex che, appresa la notizia delle reali condizioni della madre mentre fa un bagno in piscina, si nasconde istintivamente dallo sguardo di Matt, soffocando il proprio dolore sott'acqua.
Alla fine del film Matt, andando contro il volere della maggior parte dei suoi legati, non firma l'atto di vendita, mantenendo il controllo della proprietà: non è solo una vendetta nei confronti dell'amante della moglie, agente immobiliare che gestendo la vendita del terreno avrebbe ottenuto molte commissioni, ma una rivendicazione del valore della famiglia e dei ricordi, nella speranza di crearvene di nuovi un giorno, portandoci in campeggio la piccola figlia Scottie. Nel frattempo il viaggio intrapreso e le esperienze condivise li ha trasformati in una vera famiglia e Matt, liberatosi dai mille vincoli che lo opprimevano, trova il coraggio di perdonare la moglie per quello che ha fatto, dandole un ultimo commosso addio.
"Paradiso Amaro" è un film che racconta un dolore vero, sentito, profondo, provato non da personaggi che urlano allo schermo, ma da persone vere, semplici, tangibili nella loro ordinarietà; un film che non finisce coi titoli di coda, ma che vi accompagnerà fino a fuori dalla sala cinematografica; un film al quale la definizione di commedia va decisamente stretta.

Voto: 8/10

martedì 21 febbraio 2012

Carne liquida

21.2.12
immagine tratta dalla mostra "Body Worlds" di Gunther von Hagens

Di null'altro che amore e odio sono composte le nostre anime, punti cardinali opposti che guidano le nostre scelte etiche, le nostre passioni più primordiali, il nostro fato.
Di sola carne, viscere e sangue sono fatti i nostri corpi, lussureggianti templi della perdizione, prigione terrena dei nostri istinti più elevati e strumenti di piacere carnale al tempo stesso.
E non c'è elevazione maggiore della fusione: svilupperò nuove articolazioni, tentacoli sinuosi che si insinueranno in te avvolgendoti in una stretta indissolubile.
E lascerò che la tua carne penetri la mia e che i nostri corpi non abbiano più un confine.
Come carne liquida le nostre pelli si fonderanno l'una all'altra ed allora saremo una cosa sola, non più umana, ma divina, amorale, immortale...

...perfetta!

Beatrice è il cognome è distribuito sotto Licenza Creative Commons 2.5

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