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venerdì 16 luglio 2010

Il gioco dei giganti

16.7.10


Invidio le persone che sanno quello che vogliono, che non hanno mai avuto un'incertezza e che conoscono fin dalla nascita il proprio obiettivo.
Sembrano procedere su una linea retta, una prefabbricata strada di plastica, alienati dal resto del mondo.
Mi sconvolge pensare che c'è chi non ha mai avuto un dubbio sulla propria esistenza: perchè sei al mondo? Sei stato voluto o sei solo un incidente di percorso? Perchè il genere umano esiste? Perchè esistono il mondo, l'universo, il bene ed il male?
Ci sono domande per le quali a mio avviso non esiste una risposta chiara e certa, ma che alcuni riescono a risolvere, vedendo un disegno, una finalità: affidandosi alla fede.
Ma allora perchè mi sembra tutto così casuale? Sono io ad essere limitato? O sono loro?
E' solo la paura dell'incertezza e la voglia di una qualsiasi risposta a spingerli o ci può essere dell'altro?
Può la natura, nella sua poetica perfezione, essere frutto del caso?
Può esserlo la calda sensazione di un abbraccio? L'armonicità del corpo di una donna? La matrioska delle nostre emozioni?
E dove trovano posto in tutto questo la morte, il dolore, la violenza e l'ingiustizia?
Il libero arbitrio è un dono o una maledizione? E in un caso o nell'altro, chi è stato a concederceli?
Il male avanza; un dipinto di inestimabile bellezza, rovinato da una macchia d'olio che lentamente si spande.
Siamo marionette nelle mani di un invisibile manovratore, pedine sullo scacco di un gioco sconosciuto.
Qualcuno ci sta guidando, giocando perversamente con la nostra futile esistenza.
Vuoi chiamarlo caso? Vuoi chiamarlo Dio? Un nome vale l'altro, non è questo che cambia la sostanza.
Tutto cambia, affinchè rimanga sempre uguale. E la floridità dei nostri campi si tramuterà in deserto. E la nostra vita finirà con l'esplosione di una stella.
Chissà chi la guarderà, desiderando una miglior vita per il futuro...chissà da dove...
Quante civiltà abbiamo visto terminare, cancellate da un poetico bagliore nel cielo?
Ora mi sembra che la vita sia una canzone incisa su un vecchio vinile. Una volta che è finita riparte da capo, sempre la stessa, ma resa diversa dal tempo, dalla consunzione.
E mentre ogni cosa muta, non cambiano i tuoi occhi. La tua perfezione del tutto umana fa perdere di importanza tutto il resto.
Che i giganti giochino il loro gioco, noi faremo il nostro.

martedì 13 luglio 2010

Perso nel flusso

13.7.10

È un flusso infinito di emozioni, quello che scorre dentro di noi ad ogni ora di ogni giorno che ci è dato di vivere. I nostri corpi sono solo involucri, viscere in fermento, mosse da forze che non comprendono appieno. Ed è così che da un momento all'altro ti ritrovi dal pensare che la vita è uno schifo, ad apprezzarne ogni minuto. E con la stessa rapidità con la quale ti ha invaso, la positività ti abbandonerà di nuovo, a volte senza un motivo apparente.
La sensazione peggiore che si possa avere, svegliandosi al mattino, è quella di sentirsi intrappolati in una prigione senza barriere, senza vedere una vera via d'uscita.
E' come trovarsi al centro di una costruzione di mattoncini con un unico punto debole: tu sai dove colpire, sai quale pezzo eliminare per far crollare tutto attorno a te ed essere finalmente libero, ma semplicemente quel pezzo è troppo lontano: è fuori dalla tua portata.
Come fa la gente ad accettare il proprio destino, nonostante sia completamente diverso da quello che avrebbero voluto o sognato? Non tutti possono aver trovato ciò di cui avevano bisogno, per quanto diverso dai propri obiettivi... e allora di cos'è che si tratta? E' forse la fede?
L'idea che qualcuno abbia già deciso tutto per noi e che facciamo parte di un disegno più grande ed inaccessibile è così rassicurante?
E se quel qualcuno, quel creatore che ci ha generato a sua immagine e somiglianza, non fosse altro che un omino verde che si è divertito a fondere il suo DNA con quello di una scimmia?
E se il mondo non fosse altro che un enorme laboratorio e noi tutti delle piccole formichine industriose e piene di domande senza risposta?
Perchè ci ostiniamo a guardare il cielo, a capire l'universo e le sue leggi, a sfidare la natura e a giocare a fare Dio quando non siamo nemmeno capaci di comprendere noi stessi?
Perchè non accettiamo semplicemente la vita per quello che è, una sequenza di momenti belli e brutti, di emozioni, di persone, di esistenze che si intrecciano.
Perchè cerchiamo sempre di vederci qualcosa di più?
Non possiamo fare a meno di porci domande, ma le risposte non ci piacciono.
Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.

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