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mercoledì 3 novembre 2010

So' stanco!

3.11.10

Vi viene mai voglia di dire basta? Basta alle vuote rassicurazioni dei politici, ai problemi in famiglia e a lavoro, alle catene di Sant'Antonio, ai "Mi Piace" su Facebook e ai RT di Twitter, al Grande Bordello, ai talk show in stile "minuto dell'odio" di orwelliana memoria? Si fa un gran parlare, vomitiamo parole su parole, senza però ricordare che le parole non sono niente senza un significante ed un significato. Viviamo nell'era della comunicazione, o almeno è questo che si dice.
Eppure i governi rivoltano i nostri diritti come calzini, distruggono vite e famiglie nei paesi poveri in nome del progresso e noi non ne sappiamo nulla, infarciti come siamo di informazioni inutili e fuori contesto.
Viviamo la nostra vita in una gabbia dorata, fregandocene di ciò che accade attorno a noi, gelosi di ciò che abbiamo e al quale non vogliamo rinunciare.
Siamo come piccoli gattini domestici, rinchiusi in enormi case: abbiamo tutto ciò di cui crediamo di avere bisogno e non desideriamo altro che una tazza di croccantini sempre piena e una cassetta dove cagare indisturbati.

lunedì 26 luglio 2010

Lettera al signor Nessuno

26.7.10

quella qua sopra è un'opera dell'artista Omero Crivello. Se volete vedere altri lavori dell'autore del quadro, cliccate QUI.

Caro signor Nessuno,
ti scrivo una lettera perché so che non la leggerai. Non sarà un'opera d'arte, non verrà ricordata nel tempo: è solo uno sfogo di una notte di fine luglio e non vuole essere niente di più.
Caro signor Nessuno,
Tu non hai un nome, perché darti un nome significherebbe darti una umanità che non mi hai mai dimostrato.
Sei uno strano essere dalle molteplici facce, un topo impaurito, un viscido verme, un inaffidabile scorpione.
Se ti scrivo, caro signor Nessuno, ho un motivo ben preciso: ho un racconto da narrarti; il racconto di ciò che rimarrà di te, quando l'impassibile e fredda Morte verrà a trovarti.
Il mondo non si ricorderà di te, signor Nessuno, ma potrebbe essere altrimenti?

Cosa hai fatto di buono nella vita? Non hai mai capito ciò che conta realmente: non sono i soldi, caro signor Nessuno, non è la Fortuna, non le macchine, non la notorietà.
Quello che conta è lasciare un segno, una memoria, qualcosa per la quale valga la pena essere ricordati.
Ma tutto ciò che il mondo ricorderà di te è racchiusa in me, perché io sono l'eredità, il testamento, il giudice di una vita intera. La tua.
Ed è questo il momento del giudizio. E' questo il momento in cui ti racconto ciò che mi hai lasciato.
Rimpianti. Non c'è niente di peggio del rimpianto, del rimorso, della consapevolezza che le cose sarebbero potute andare diversamente, se solo lo avessimo voluto. Ma non hai veramente mai voluto niente dalla vita, signor Rimorso? Piangersi addosso non porta mai a niente, ma è questo ciò che hai sempre fatto. Sperare che le cose accadano senza fare niente perché si realizzano non ti ha portato molto lontano. Ma potevi realmente aspettarti dell'altro dalla vita?
E quello che ti rimane, quello che mi rimane, è un grande, incontrollabile odio represso. Non vorrei odiare, non vorrei odiarti, ma l'odio è l'unica cosa che mi hai lasciato.
L'odio e il rimpianto sono le tue uniche eredità, una ricetta perfetta, un sublime cocktail di infinita disperazione per te e le persone che ti circondano.
Non è questo ciò che voglio e non è questo ciò che farò della mia vita.
Ed è per questo che ti dico addio, signor Nessuno: mi allontano da te perché allontanarmi è l'unico modo di diventare realmente qualcuno.
Ma potrei realmente liberarmi dall'odio e dalla disumanità con le quali mi hai infettato, se continuassi a tenere dentro un tale peso, a rinfacciarti della miseria che mi circonda?
Non sarei forse un ipocrita? Non mi abbasserei al tuo livello?
Solo adesso prendo coscienza di quale sia la chiave di volta, la prima delle mille porte da aprire per allontanarmi per sempre da te: la porta del perdono.
Mi sarai indifferente, caro signor Nessuno, ma sarai dispensato dai tuoi peccati. Non perché tu te lo sia meritato, ma perché me lo merito io. Mi merito di essere una persona migliore di te.
E la via, chiara come mai prima d'ora, è quella di non abbandonare un signor Nessuno: prima di lasciare per sempre le tue aride terre, dovrò avere la forza di mutarti in un signor Qualcuno.

martedì 20 luglio 2010

Vaffancuore!

20.7.10

Ci sono persone al mondo che, paradossalmente, solo a livello inconscio hanno raggiuno la consapevolezza della propria inutilità sociale, e che si sentono sviliti al punto da cercare di abbattere chiunque abbiano attorno per affermare la propria importanza.
Ci sono individui così ciecamente convinti di se da rifiutare ogni responsabilità ed ogni errore commesso. Non possono aver sbagliato: non loro! Non è un'opzione contemplabile.
Ci sono esseri fieri della propria merda, e che sguazzando nel letame rendono la tua vita miserabile per diletto e per sentirsi superiore a te.
Queste persone sono un concentrato di odio e di rancore, un ignaro veicolo del male.
Non c'è speranza per chi non accetta il dialogo, per chi non crede nel pentimento e nel valore intrinseco dell'accettare critiche e colpe.
Le motivazioni che muovono le loro menti limitate non sono però oscure: una parte del demonio che li anima è presente in ognuno di noi, un tassello del magnifico mosaico della nostra psiche.
Ma quando una parte, una fazione, assume più importanza delle altre, quando l'egoismo, la perfidia, la vanità prendono il sopravvento, allora perdi ogni diritti ad essere considerato un umano.
Un uomo è colui che pur accettando le proprie origini animali, è in grado di elevarsi sopra di esse, di riconoscere i propri limiti facendo però di tutto per superarli. Fingere di non averne, di essere infallibili, significa ignorare il problema, snobbare un cancro fino a che l'amputazione rimane l'unica opzione attuabile.

Ma io che le mie responsabilità me le prendo tutte, io che non ho bisogno di guardarmi allo specchio per essere convinto di quello che penso e di ciò che valgo, io che la mattina per colazione mangio la ciambella con la nutella e non mi sazio con pane e fiele, io dico a tutti costoro, a tutti questi ignari schiavi di satana...
vaffancuore!

lunedì 19 luglio 2010

Qualcosa si è salvato

19.7.10

Ho visto la felicità. L'ho vissuta per un attimo. Ma era solo un sogno e al mattino era tutto svanito.

I modi di dire sono stronzate, perché chi semina merda raccoglie oro e chi ce la mette tutta per dare il meglio di se, finisce sempre a prenderlo in quel posto.
Giorni e notti di inutili litigi, di vite battute all'asta per una lista di ottime dipendenze.
Cos'è la salute davanti ad una slot machine? Cos'è la felicità, paragonata ad una sigaretta?
Qualcuno di voi, la fuori, si batte per i propri sogni, vive perseguendo un obiettivo.
Ma quale obiettivo può avere una persona, quando persino chi lo ha generato lo rinnega?
E all'improvviso mi accorgo che non sono altro che un concentrato di rabbia.
Rabbia repressa, accumulata negli anni, da quando non ero altro che uno schizzo, un essere monocellulare.

Intendiamoci: so bene che ci sono vite ben più miserabili della mia, che lagnarmi su un blog non cambierà le cose ma, per quanto tutto ciò possa essere patetico, al momento è l'unica cosa che io possa fare.
E nonostante tutto adoro la vita. Mi ci attacco come un orso ad un barattolo di miele.
Perché continuo stupidamente ad essere ottimista e a dirmi che d'ora in avanti le cose non potranno che andar meglio. Perché so che solo un male così grande potrà aiutarmi ad apprezzare quello che il futuro ha in serbo per me.
Ma anche non ci fosse niente di meglio, avrò la certezza che la fuori qualcuno se la sta godendo questa vita.
E se anche per un istante, per una frazione di secondo, avessi contribuito a migliorare quella vita, con una parola di comprensione, una battuta, un silenzioso scambio di sguardi, allora saprei che non tutto è andato perduto.
Qualcosa si è salvato.

domenica 18 luglio 2010

L'armadio dei ricordi

18.7.10

Mettere in ordine può essere una delle esperienze più catartiche nella vita.
Vi è mai capitato di aprire un armadio pieni di oggetti e cianfrusaglie?
Allo sguardo di un estraneo quelle possono sembrare cose inutili, ma ognuna di loro è per voi di estrema importanza, perché vi ricorda qualcosa: cose che sapete ed altre che avete dimenticato lungo il percorso; un passo della vostra vita, una giornata divertente, uno scherzo tra amici, un errore.

Quell'armadio contiene la vostra vita e frugarci all'interno è come frugare per un attimo dentro se stessi.
Arriva così il giorno in cui non c'è più spazio e, per poter andare avanti, si è costretti a buttare via qualcosa.
Arriva così il momento della scelta: attentamente esaminiamo una ad una le cose contenute nell'armadio e decidiamo cosa vale la pena di tenere e cosa no, quello che è necessario ricordare, e quello che, per quanto abbia fatto parte della nostra vita, non è più fondamentale e non contribuisce a ciò che siamo oggi.
Ritagli di giornale, quaderni di racconti e poesie, libri di orientamento all'università. Gioie, rimpianti, speranze e ricordi di ciò che eravamo e ciò che siamo. Lentamente ogni oggetto conosce il proprio fato, quello ingiusto ed inevitabile della pattumiera o il ritorno nell'armadio, in attesa della prossima pulizia.
A sera, quando il lavoro sarà finito, potremo salutare una parte di noi stessi, gettando l'immondizia e, guardando i sopravvissuti alla selezione, avere uno sguardo di ciò che siamo stati, siamo e saremo...

Beatrice è il cognome è distribuito sotto Licenza Creative Commons 2.5

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